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Dyke: significato e uso rispettoso

Dyke è una parola inglese carica di significati, usata per indicare una persona lesbica. Viene usata come insulto, ma alcune persone la scelgono con orgoglio per definirsi. Questo non la rende un’alternativa neutra a lesbica. Fa differenza chi la usa, con chi e in quale situazione.

Un insulto diventato anche un’autodefinizione

Queer Lexikon descrive il passaggio da insulto ad autodefinizione. Questo non significa che tutti abbiano adottato il termine. Due persone con lo stesso orientamento possono reagire in modo molto diverso alla parola.

Perciò, la preferenza personale conta più di una regola generale su ciò che oggi si può dire. Una persona può sentirsi a proprio agio con questa parola per il senso di riconoscimento che le dà o per la propria storia. Un’altra può non volerci avere nulla a che fare. Non devi ritenere una preferenza più convincente dell’altra per rispettarla.

Dyke, lesbica e queer non sono sinonimi

Lesbica è un termine comune per indicare le donne attratte dalle donne. Queer può essere un’autodefinizione più ampia, anche in relazione al genere. Dyke ha inoltre la connotazione offensiva spiegata sopra. Una persona può usare più parole per definirsi, ma non è tenuta a farlo.

Non dedurre come una persona si definisce dal taglio di capelli, dai vestiti o dal suo aspetto. Uno stile grintoso non ti dice quale sia la sua identità né quale parola preferisca. Non serve indovinare un’etichetta per fare un complimento sui vestiti di qualcuno.

Tre situazioni, tre scelte diverse

  • Spieghi la parola. Per esempio: «Dyke può essere un insulto, ma viene usata anche come autodefinizione». In questo caso parli del termine senza rivolgerti a qualcuno usando quella parola.
  • Un’amica la usa per definirsi. Se serve, chiedile: «Ti fa piacere se uso anch’io questa parola, oppure preferisci di no?». Il fatto che la usi per sé non è un invito rivolto a tutti.
  • Presenti qualcuno. «Lei è la mia amica Rosa» di solito basta. Non aggiungere informazioni sul suo orientamento se non sono pertinenti o se non hai il permesso di condividerle.

E se compare in un profilo o in una citazione?

Riprendere una parola da un profilo pubblico e rivolgersi a qualcuno usando quella parola sono due cose diverse. Se commenti un testo, puoi indicare la formulazione scelta. Non devi poi usarla come soprannome. Soprattutto fuori dal contesto originale, potrebbe essere interpretata in modo diverso.

Se scrivi di una persona, chiedile quale termine sia adatto a descriverla in quel testo. Scegli lesbica solo se sai che è il termine con cui lei si definisce. Se non lo sai, ometti l’etichetta invece di sostituire un’ipotesi con un’altra.

Rimediare a un errore o stabilire un limite

Se hai usato la parola e scopri che non è gradita, rispondi con semplicità: «Scusa, non ti chiamerò più così». Non serve dilungarti sulle tue buone intenzioni. L’importante è tenere conto della preferenza espressa la prossima volta.

Se qualcuno ti chiama così e tu non lo vuoi, puoi dire: «Preferisco che mi chiami lesbica» oppure «Chiamami semplicemente per nome». Non devi discutere la storia della parola per poter stabilire questo limite.