FLINTA: significato, uso e contesto
FLINTA è una sigla che indica donne, persone lesbiche, intersessuali, non binarie, trans e agender. La si incontra spesso quando un’attività o uno spazio è rivolto a determinati gruppi. La sigla, da sola, non chiarisce esattamente chi è il benvenuto a un singolo incontro: per capirlo, bisogna leggere le indicazioni dell’organizzatore.
Cosa indicano le lettere?
La sigla si basa su parole tedesche. Ecco come si possono leggere le lettere:
| Lettera | Tedesco | Italiano |
|---|---|---|
| F | Frauen | Donne |
| L | Lesben | Persone lesbiche |
| I | Intergeschlechtlich | Persone intersessuali |
| N | Nichtbinär | Persone non binarie |
| T | Trans | Persone trans |
| A | Agender | Persone agender |
Movisie illustra l’uso di FLINTA nei Paesi Bassi, per esempio in relazione ad attività e spazi di incontro.
I termini della sigla non indicano tutti la stessa cosa. Lesbica si riferisce all’orientamento sessuale. Trans, non binario e agender riguardano l’identità di genere. Intersessuale si riferisce a variazioni delle caratteristiche sessuali. I gruppi indicati dalla sigla, quindi, non condividono un’unica esperienza o identità.
Cosa significa FLINTA*?
A volte dopo la sigla compare un asterisco: FLINTA*. Alcune organizzazioni lo usano per indicare che l’elenco lascia spazio ad altre identità di genere o orientamenti sessuali. Non è una convenzione universale. L’università FAU spiega questo uso dell’asterisco. Se ti interessa un’organizzazione specifica, verifica come definisce FLINTA o FLINTA*.
FLINTA, LGBTQIA+ e queer: qual è la differenza?
Questi termini si sovrappongono, ma non sono intercambiabili. FLINTA elenca diversi gruppi e si usa spesso per indicare a chi sono rivolti un’attività o uno spazio. LGBTQIA+ è un termine collettivo ampio che comprende gruppi legati all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alle caratteristiche sessuali. Queer è una parola che alcune persone usano per definirsi e che può anche fungere da termine collettivo ampio; non tutti la scelgono per sé.
Nessuno di questi termini ti dice automaticamente come si definisce una persona. Perciò, non usare un termine collettivo per dedurre l’identità personale di qualcuno.
Come usare FLINTA in modo chiaro?
Un annuncio, per esempio, potrebbe dire: «Questo incontro è rivolto alle persone FLINTA». Se organizzi un’attività, spiega cosa intendi con il termine e chi è il benvenuto. Puoi scrivere, per esempio: «Con FLINTA intendiamo donne, persone lesbiche, intersessuali, non binarie, trans e agender. Qui trovi i criteri di partecipazione a questo incontro».
La sigla non è sinonimo di donne. Una spiegazione di BUNDjugend avverte che usarla al posto di “donne”, per esempio, può rendere invisibili uomini trans o persone intersessuali cis. Evita quindi di fare supposizioni sull’identità di qualcuno o sul fatto che appartenga a un gruppo. Se vuoi sapere se un’attività è rivolta a te, cerca le indicazioni dell’organizzatore o chiedi direttamente.
Non sai se un’attività è rivolta a te?
Per esempio, su un poster leggi «Serata FLINTA», ma non sai se puoi portare un amico come accompagnatore. Invece di chiedere soltanto «Può venire chiunque?», fai una domanda concreta: «Vorrei partecipare. Posso portare qualcuno che mi accompagni per darmi supporto? E quali regole si applicano?». Non devi raccontare la tua storia personale nel primo messaggio.
Se organizzi l’attività, rendi semplice fare domande. Indica un contatto insieme alle informazioni e rispondi con chiarezza alle domande pratiche. Evita, per esempio, che una persona debba aspettare di arrivare all’ingresso per chiedere se è benvenuta.
Non giudicare gli altri dall’aspetto. Per esempio, una persona con un nome maschile o che a te appare mascolina può essere trans o intersessuale. Un annuncio non invita i partecipanti a verificare l’identità reciproca.