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Travestitismo e crossdressing: che cosa significano?

Travestitismo si riferisce all’uso di abiti associati, all’interno di una determinata cultura, a un altro genere. Crossdressing è un termine inglese affine. L’abbigliamento, di per sé, non dice come una persona descrive il proprio genere o il proprio orientamento sessuale. Puoi trovare bello un outfit o provare curiosità senza attribuire subito un’identità a chi lo indossa.

L’espressione attraverso l’abbigliamento non è un’identità

L’abbigliamento e l’aspetto possono dire qualcosa sul modo in cui una persona si presenta in un determinato momento. Da soli, però, non rivelano come quella persona definisce la propria identità di genere. Perciò non puoi dedurre l’identità o le preferenze sessuali di qualcuno da una gonna, un completo, i cosmetici o altre scelte di abbigliamento.

Anche il significato che una persona attribuisce ai propri abiti può variare. Può trattarsi, per esempio, di stile, comodità, piacere o espressione personale. Non devi indovinare il motivo, e nessuno è tenuto a spiegarsi per poter scegliere cosa indossare.

Che rapporto c’è tra crossdressing e travestitismo?

Nell’uso quotidiano, travestitismo e crossdressing vengono spesso usati per indicare scelte di abbigliamento simili. Questo non significa che i termini siano intercambiabili per tutti: una persona può usarne uno, preferire un’altra definizione oppure non usare alcuna etichetta. Se possibile, usa il termine scelto dalla persona stessa.

Se ti chiedi quale termine sia più adatto, puoi semplicemente domandare: «Quale parola usi tu?». Fai questa domanda solo se è pertinente e se l’altra persona ha la possibilità di non rispondere. Per reagire con rispetto non è necessario che ti dia una spiegazione personale.

Parlarne senza fare supposizioni

Se vuoi parlarne con qualcuno, inizia con un invito aperto invece di trarre conclusioni. Per esempio, puoi dire: «Vorrei capirti meglio. Ti fa piacere parlarne o preferisci di no?». Se l’altra persona desidera raccontarti qualcosa, ascolta prima e lascia che decida cosa condividere.

In una relazione, potete anche accordarvi su ciò che è più piacevole sul piano pratico: l’altra persona vuole scegliere gli abiti insieme, preferisce decidere da sola o vuole tenere per il momento la questione privata? Puoi chiedere: «Vuoi che ti aiuti a pensarci o preferisci che ti ascolti soltanto?». Concordate anche che cosa potete o non potete condividere con altre persone. Se qualcuno ti racconta qualcosa, non significa automaticamente che tu possa riferirlo ad altri o scattare delle foto.

Se non sai cosa dire

Non devi capire subito tutto né concludere la conversazione con una risposta definitiva. Puoi dire: «Grazie per avermelo raccontato» oppure «Non devi spiegarmi altro, se non vuoi». Se hai fatto una domanda troppo personale, puoi rimediare con semplicità: «Scusa, la domanda era troppo diretta. Non devi rispondere». Poi lascia all’altra persona la possibilità di continuare la conversazione o cambiare argomento.

Se sei tu a raccontare qualcosa, puoi anche dire che cosa ti fa sentire a tuo agio, per esempio: «Mi fa piacere parlarne, ma non voglio dargli subito un’etichetta». Non devi promettere di fare altro in seguito. Nessuno deve a un partner un abito, una conversazione o un acquisto.

Parlare di un outfit senza giudicare una persona

Se qualcuno ti chiede un parere su un abito, limita la risposta a ciò che ti è stato chiesto. «Mi piace come ti sta quel colore» oppure «Quale abbinamento trovi più comodo?» riguarda l’outfit. «Vuol dire che in realtà sei un’altra persona?» trasforma invece il discorso in una conclusione sulla persona.

Una conversazione sull’abbigliamento può anche restare semplicemente una conversazione sull’abbigliamento. Potete parlare insieme del tessuto, della vestibilità o dell’occasione senza aspettarvi che qualcuno debba prima spiegare la propria identità.